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Sintesi dell’intervento di apertura al Congresso Straordinario A.I.G.A. “Unità per l’Avvocatura” tenuto dal Presidente dell’A.I.G.A. Avv. Mario Papa
(Roma, 4-6 novembre 2004)
Il Congresso Straordinario è sempre dedicato all'approfondimento di un tema che l'Associazione reputa strategico per la propria direzione politica. Assolve però anche all'esigenza di rifasamento degli obiettivi e delle strategie politiche da parte dell'Associazione per saldare in termini strettissimi il rapporto tra gruppo dirigente e base degli associati. I congressisti hanno non solo la possibilità, ma il dovere di verificare se il gruppo dirigente dell'Associazione, nel corso del mandato, ha saputo tradurre la volontà degli associati. Ed il gruppo dirigente ha la possibilità ed il dovere di raccogliere la volontà degli iscritti in ordine alla direzione politica verso cui occorre indirizzare l'Associazione fino al successivo appuntamento congressuale.
1 - lL CONSUNTIVO DI QUESTO ULTIMO ANNO muove quindi dalle riflessioni maturate nel corso delle 2 giornate di dibattito dell'ultimo congresso straordinario (Venezia novembre 2003) e si misura alla luce della mozione conclusiva di quell'assise.
1.1. SUL PIANO ORGANIZZATIVO - Abbiamo completamente ristrutturato e rinnovato la sede nazionale che dovrà diventare la casa dei Giovani Avvocati una volta che avremo messo a regime un servizio di segreteria a disposizione per tutti quelli che sono o sono stati iscritti (old e new Aiga): di tutto ciò dobbiamo essere grati all'attività ed all'ottimo gusto di Francesco Cenci. - Abbiamo registrato il logo AIGA: ve ne parlerà, dopo, Elena Bassoli che, per la Giunta, ha curato un'operazione di cui abbiamo percepito la necessità prim'ancora che l'opportunità (ad Elena va tutto il ns ringraziamento). - Abbiamo tesaurizzato il contributo di elaborazione dei praticanti avvocati iscritti all'AIGA implementandone la portata nella "Consulta Nazionale dei praticanti dell'AIGA". - Abbiamo stretto una convenzione che consentirà ai soci dell'AIGA di effettuare, attraverso il ns sito, prenotazioni alcuni alberghi alla miglior tariffa, muovendo così il primo passo di quella carta delle convenzioni di cui abbiamo accennato allo scorso congresso. - Abbiamo ottemperato alla mozione finale con cui il Congresso Straordinario di Venezia investiva il CDN di un doppio mandato, ovvero, da un lato, di stimolare il rinnovo dello statuto della Fondazione AIGA T. Bucciarelli e, dall'altro, di individuare il modo per coinvolgere, nella Conferenza degli iscritti all'AIGA eletti nelle istituzioni e negli organismi forensi, tutti coloro che erano fuoriusciti dall'AIGA per sopraggiunti limiti di età ma ne continuavano a condividere la tavola dei valori.
- LA RIFORMA DELLA FONDAZIONE AIGA T. BUCCIARELLI. La discussione sul nuovo modello operativo della Fondazione ci ha impegnati per l'intero anno appena passato. L'esperienza accumulata nei 3 anni trascorsi dalla nascita della Fondazione (costituita nel 2001 da singoli iscritti e sezioni dell'AIGA, Ordini Forensi ed ex soci dell'AIGA) ha fatto maturare una doppia considerazione. Per un verso, è stata confermata la fondatezza delle ragioni che indussero l'AIGA - ormai votata esclusivamente alla politica forense - a costituire un laboratorio scientifico-culturale che si occupasse di formazione (tanto scientifica quanto politica) forense. Per altro verso, è stato deciso di allargare gli ambiti oggettivi (affiancando la formazione scientifica con quella afferente la gestione dello studio legale nonché la cultura e la politica forense) e gli ambiti soggettivi (favorendo l'inserimento continuo di nuovi soggetti) della Fondazione, dotandola conseguentemente di una struttura organizzativa più dinamica. Sotto quest'ultimo profilo, il nuovo Statuto, approvato il 7 ottobre 2004, ha snellito il Consiglio di Amministrazione (oggi formato, oltre che dal presidente dell'AIGA, dal trinomio vicepresidente- segretario-tesoriere, nonché dal binomio Direttore Generale-Direttore Organizzativo ed infine dal polinomio dei Coordinatori dei Dipartimenti Tematici) ed ha previsto un Comitato Direttivo per ciascun Dipartimento (formato dal coordinatore più 4 componenti di cui uno con funzioni di segretario) i quali si interfacceranno con le corrispettive sezioni del Comitato Scientifico. L'elaborazione progettuale è rimessa ai Comitati dei Dipartimenti (lo Statuto ne prevede 4 ovvero: "Formazione specialistica degli avvocati", "Prospettive e novità del diritto", "Cultura e formazione politico-forense" e "Strategia, organizzazione e marketing per gli studi legali"), mentre il CdA si limiterà all'approvazione dei programmi oltre che all'attività di indirizzo generale. La Direzione (generale ed organizzativa) costituisce il propulsore centrale intorno al quale la struttura dovrà ruotare.
- CONFERENZA AIGA UNITA' PER L'AVVOCATURA. Anche in questo caso si sono prese le mosse dall'esperienza maturata nel corso delle due legislature durante le quali la Conferenza ha operato per consentire un'efficace interazione con le istituzioni e gli organismi forensi. Le modifiche sono state apportate senza un intervento sullo Statuto (che, approvato nel 2000, la contempla tra gli organi dell'Associazione ed assicura al suo Responsabile un posto di diritto nella Giunta) ma con un Regolamento approvato dal CDN di Gardone, il 16 maggio 2004. Esso ha consentito l'ingresso, previa espressa richiesta, nella Conferenza - oltre agli iscritti all'AIGA (che, in quanto soci effettivi o d'onore dell'Associazione, ne fanno automaticamente parte) - anche di quanti sono fuoriusciti dall'AIGA per aver superato il 45° anno di età e ricoprono (Aderenti) od hanno ricoperto (Sostenitori) cariche nelle istituzioni od organismi forensi. La titolazione della Conferenza all'Unità per l'Avvocatura esprime il leitmotiv che anima l'impegno dei Giovani Avvocati nelle istituzioni e negli organismi dell'Avvocatura e li caratterizza come forza di aggregazione di quanti hanno sposato i principi intorno ai quali l'Associazione ha coniato la propria identità che vanta, dalla sua fondazione nel 1966, una storica tradizione nel panorama forense italiano.
I.2. SUL PIANO TEMATICO Riguardo le iniziative svolte in quest'ultimo anno (la maggior parte delle quali conoscerete grazie alla consultazione del sito ed alla rassegna stampa interna) può essere di utilità menzionare quelle più significative solo per evidenziare il percorso compiuto, in questi mesi, su uno scacchiere politico che - come c'eravamo detti a Venezia - imponeva un riposizionamento strategico.
[A] Da un punto di vista metodologico abbiamo: 1. consolidato lo schema di lavoro della Giunta (individuazione di settori di attività - organizzativa o tematica - ed attribuzione ad personam delle relative competenze); 2. consacrato la regola della programmazione preventiva e sperimentato - come avevamo anticipato al congresso di Venezia - una nuova modalità di dibattito nei Direttivi Nazionali; 3. puntato sulla formula delle conferenze nazionali; 4. incrementato l'azione politica su alcuni dei filoni trattati nel "progetto di riforma della giustizia" che abbiamo presentato nel luglio 2003 a palazzo San Macuto.
1) La Giunta, come sapete, ha subito qualche modifica nella sua composizione, ma ha conservato il metodo di lavoro che, anzi, è stato ottimizzato sulla scorta dell'esperienza del primo anno: l'anno appena trascorso ha consentito di far entrare a pieno regime proprio quegli elementi che erano alla loro prima esperienza e del cui proficuo lavoro - oltre quello di Cenci già menzionato - vi dirò nel corso di questo intervento. Abbiamo proseguito anche con l'avvicendamento degli osservatori esterni consentendo ad un nutrito gruppo di iscritti di conoscere da vicino il lavoro della Giunta e consentendo alla Giunta di avvalersi dei suggerimenti e delle opinioni della propria base. Ringrazio per questo: Paolo Savoldi, Enrico Cipriani, Giovanna Balestrino, Nunzio Luciano, Lucia Massaro, Massimiliano Blasone, Giusi Maregatti, Marcella Robol, Cristiano Sicari, Alida Manfredi, Andrea Parigi, Franco Smania e Luca Scagliotti. 2) Quanto al metodo della programmazione preventiva, nell'ottica di una migliore preparazione degli eventi, il CDN ha stabilito date, luoghi e temi delle attività più significative dell'ultimo anno di mandato, che ritrovate nella brochure di questo Congresso. I componenti del Direttivo Nazionale meritano un riconoscimento non solo per questa capacità, ma anche perché hanno consentito di sperimentare con successo la formula del 'Botta & Risposta', ovvero quel dibattito a 'Tu per Tu' che i consiglieri instaurano con personalità esterne calate nei lavori del CDN. 3) Abbiamo puntato sulle Conferenze Nazionali Tematiche, istituzionalizzandole la formula e rendendone visibili le finalità. Riportandone la sequenza cronologica sul materiale illustrativo edito dall'AIGA (con un medesimo logotipo ed un colore distintivo dei vari temi) abbiamo voluto evidenziare gli ambiti che, sulla mappa politica da noi analizzata, meritavano di essere strategicamente presidiati dai Giovani Avvocati. Alla conferenza sulle "SCUOLE FORENSI" ed a quella sulla "MAGISTRATURA ONORARIA", abbiamo, in quest'ultimo anno, affiancato quella sulla "TUTELA DEI GIOVANI AVVOCATI" (che ha già celebrato la sua prima edizione) e quella sulla "DIFESA DEI NON DIFESI" (che, istituita lo scorso settembre dal CDN, terrà la sua prima edizione il prossimo anno). Il carattere periodico delle conferenze ed il conseguente rinnovamento dell'argomento, scelto di volta in volta nell'ambito del Tema cui la Conferenza è dedicata, consentono all'Associazione di disporre di veri e propri osservatori permanenti intorno ai quali costruire ed aggiornare il programma politico. 4) Abbiamo metodologicamente circoscritto la nostra azione politica ad alcuni punti del pacchetto giustizia in modo da ottimizzare il rapporto costi/benefici; abbiamo così concentrato le nostre energie sulle prospettive di tutela degli interessi dei giovani avvocati (ambito cui abbiamo dedicato un'apposita parte del "pacchetto giustizia" oltre ad una sezione del sito che, dopo l'AdP, è risultata la più consultata), nonché alle problematiche riguardanti le riforme degli Ordinamenti (rispettivamente, Forense e Giudiziario), senza tralasciare - ed anzi tenendo sempre sullo sfondo della nostra attività - l'obiettivo dell'unitarietà dell'Avvocatura, almeno quale tensione ideale e tale da indurci sempre alla ricerca quantomeno di un'unità nelle proposte. [B] Da un punto di vista di merito, abbiamo dedicato, infatti, 1. alla previdenza forense la 1^ Conferenza sulla tutela dei Giovani Avvocati (Gardone Riviera 14 - 15 maggio 2004) ed il "Manifesto programmatico" (deliberato dalla Giunta lo scorso 10 settembre 2004, in occasione delle elezioni per il Comitato dei Delegati alla Cassaforense); 2. all'Ordinamento professionale, la 3^ Conferenza sulle Scuole Forensi (Taormina 2-3 luglio 2004) ed il progetto di riforma dei percorsi formativi e dell'accesso (delibera di Giunta del 20 luglio 2004), oltre alla prima sessione di questo Congresso (tenutasi presso la biblioteca del Senato) dedicata ad una riflessione sulle spinte liberalizzatrici della professione; 3. all'Ordinamento Giudiziario, 2 convegni nazionali ed audizioni con il Ministro della Giustizia e le Commissioni Giustizia di Camera e Senato; 4. all'Unità dell'Avvocatura l'odierno Congresso Straordinario.
1) La 1^ edizione della Conferenza sulla TUTELA DEI GIOVANI AVVOCATI è stata dedicata ai problemi della previdenza forense. Gardone ha segnato una tappa storica di quest'Associazione ed ha consentito di iniziare a recuperare il gap che si andava sempre più formando sul delicatissimo tema - non ho timore a dirlo - per un'errata sottovalutazione delle nostre capacità e del nostro peso politico. Abbiamo studiato la problematica previdenziale con estrema umiltà, fino ad acquisire quelle conoscenze tecniche che sembravano patrimonio esclusivo di un'élite, crollata con la sua saccenteria al cospetto delle nostre contestazioni. Abbiamo denunciato riprovevoli manovre con cui il comitato dei delegati ha cercato di tenere i giovani sempre più fuori dal potere decisionale ed abbiamo contestato un sistema elettorale penalizzante proprio per la parte più cospicua dei contribuenti (ovvero i giovani). Abbiamo evidenziato i rischi di un sistema previdenziale iniquo per i più giovani ed abbiamo scongiurato che, a tale denuncia, si rispondesse con misure parametriche ancor più penalizzanti per le giovani generazioni. Oggi, ad appena pochi mesi dalla Conferenza di Gardone, chiunque voglia intervenire sulla problematica previdenziale, deve farlo misurandosi con le proposte dei Giovani Avvocati ed in particolare con il "Manifesto Programmatico" che ha costituito la tavola di principi sottoscritti dai candidati che si sono riconosciuti nella battaglie dell'AIGA. La posizione centrale conquistata sul campo delle proposte è stata opportunamente coronata dallo storico successo conseguito dall'AIGA alle recenti elezioni per il Comitato dei Delegati (ancora una volta rivolgo il più affettuoso augurio di tutti noi a Diego Casonato, Toni Gattuso, Nunzio Luciano, Franco Monaco, Giacinto Miraglia, Titti Troianiello). Possiamo essere veramente soddisfatti di quanto abbiamo prodotto, ma dobbiamo essere grati a quanti hanno dato l'indispensabile contributo nella Conferenza di Gardone e nella successiva organizzazione, sul territorio, di una miriade di iniziative. La dinamica con cui si sono mosse tantissime sezioni va eretta a modello virtuoso con cui l'AIGA deve continuare ad operare da Nord a Sud e chi presiede quest'Associazione può essere solo orgoglioso di quanti hanno dimostrato di saper essere classe dirigente diffusa su tutto il territorio, sensibile e capace di assolvere al proprio mandato politico.
2) La 3^ Conferenza sulle SCUOLE FORENSI è stata tenuta in un momento topico: giusto qualche giorno prima la Commissione per la riforma delle classi di laurea e delle Scuole di Specializzazione per le Professioni Legali (S.S.P.L), di cui fa parte anche l'AIGA (oltre a CNF, OUA ed UCPI), aveva licenziato - con un posizione unitaria delle rappresentanze forensi - la proposta di modifica del percorso universitario. La mozione conclusiva (sottoscritta dai presidenti del CNF e dell'AIGA) segna una tappa importante sul percorso iniziato ad Ancona (nel 1999) e proseguito a Bari (nel 2003) perché conclama la impossibilità del doppio binario (Scuole Forensi ed Universitarie) ipotizzato in precedenza e rivendica alle Scuole (e dunque alle istituzioni) Forensi l'esclusivo controllo dei percorsi formativi obbligatori per l'accesso alla professione. I principi ribaditi in tale mozione ed i numerosi spunti emersi nel corso dei due giorni di dibattito hanno indotto la Giunta ad approntare un vero e proprio progetto riformatore. L'urgenza di una pianificazione sistematica era legata, per un verso, all'impegno per una sollecita riforma globale dell'accesso che l'Avvocatura aveva assunto ad Arezzo (3 maggio 2003) in occasione della discussione sul DL 180/03 modificativo degli esami di Stato e, per l'altro, alla necessità di possedere un progetto sistematico in funzione del quale riuscire a pronunciarsi sulla riforma delle Scuole Universitarie nella Commissione del Miur. La necessità di indicare al legislatore un percorso che costituisca proposta comune dell'Avvocatura è comunque irrinunciabile e ben ha fatto la Consulta dei praticanti dell'AIGA a sollecitare, con una recentissima missiva, il presidente del CNF affinché chiarisca le modalità con cui si svolgeranno le prossime prove di esame ma, soprattutto, chieda al legislatore lo stralcio dell'accesso dalla più ampia riforma dell'Ordinamento Professionale, indicandone un progetto praticabile e condiviso, sì come ha fatto l'AIGA. Sul terreno della formazione, d'altra parte, sta per iniziare una partita decisiva che l'Avvocatura deve affrontare con un bagaglio di proposte innovative e moderne ed alla quale abbiamo, non a caso, dedicato la I Sessione di questo Congresso ("L'armonizzazione europea delle professioni intellettuali: liberalizzazione, tutela degli utenti e qualità dei servizi legali"), svoltasi ieri presso la biblioteca del Senato della Repubblica. Dalla Commissione Europea provengono spinte verso una maggiore liberalizzazione della nostra professione perché, si ritiene (a torto) che solo con una maggiore competitività si riuscirà ad avere un servizio legale qualitativamente più alto ed a costi più contenuti. L'Avvocatura commetterebbe un grave errore se tentasse di resistere a tali spinte 'chiudendosi in difesa' dei propri fortini ordinistici; deve, invece, accettare la sfida ed ammodernarsi, facendo comprendere che gli interessi dell'utente non sarebbero salvaguardati da una liberalizzazione selvaggia, bensì dall'effettivo espletamento delle funzioni deputate agli organi istituzionali (soprattutto quelle attinenti la deontologia e la formazione iniziale e continua) oggi in crisi per il mancato varo, imputabile al legislatore, tanto della legge quadro sulle professioni quanto di un nuovo Ordinamento Forense.
3) Il Forum sulle "Attività ed incarichi extragiudiziari" (Roma, 11 dicembre 2003) non ha solo guadagnato la prima pagina sul "Corriere della Sera", ma ha scoperchiato una pentola che, dopo quel convegno, nessuno più è riuscito a richiudere. Abbiamo saputo fronteggiare le polemiche sorte all'indomani di quell'iniziativa con compostezza ed attenzione politica, abbiamo proseguito la battaglia fino a proporre un articolato emendativo del DDL di riforma dell'Ordinamento Giudiziario (sottoscritto e presentato dal capogruppo in Commissione Giustizia di FI ma accantonato con tutti gli altri emendamenti a causa del voto di fiducia) che oggi vediamo ripreso da un esponente dell'opposizione in Senato (sen. Maritati) e probabilmente approvato. Abbiamo tenuto a palazzo San Macuto, presso la biblioteca della Camera, un Colloquium sulla riforma dell'Ordinamento Giudiziario al quale, come efficacemente scrisse "La Repubblica", "c'erano tutti" (dal Ministro ai parlamentari, dall'avvocatura alla magistratura) e che, a parere del moderatore (Giovanni Floris), non poteva essere celebrato - a giudicare anche dalla nutrita presenza dei giornalisti - in un momento più indovinato. I convegni non sono state iniziative estemporanee perché l'attività dell'AIGA si è concretizzata ed è proseguita con le proposte politiche presentate nel corso dell'incontro della Giunta con il ministro Castelli (12 marzo 2003) e delle audizioni presso le Commissioni Giustizia del Senato (2aprile 2003) e della Camera (25 febbraio 2004). Ancorché alcune componenti forensi denuncino giustamente di essere rimaste inascoltate in merito alle modifiche richieste, l'AIGA non può disconoscere: - che il maxiemendamento (licenziato dal governo nello scorso mese di ottobre) recepisce in pieno la proposta (avanzata dall'AIGA da oltre 2 anni) di un sistema misto (concorsi per titoli e concorsi per titoli ed esami) per la progressione in carriera; - che il sistema di pubblicità degli incarichi extragiudiziari previsto dall'art. 1 del DDL in discussione recepisce la proposta dell'AIGA di istituire l'anagrafe degli incarichi extragiudiziari e l'emendamento a firma del sen. Maritati, ove approvato, recepirebbe buona parte dell'articolato presentato dall'AIGA in funzione di una disciplina fortemente limitativa di tali incarichi. Questa analisi, per un verso, conforta la linea propositiva e concreta sempre sostenuta da quest'Associazione e, per l'altra, pone interrogativi ai quali la classe forense non può sottrarsi. Alcune compagini forensi appaiono avviluppate in un massimalismo senza sbocco che rischia di relegare l'Avvocatura, nell'immaginario della classe politica, in una posizione antagonista a tutti i governi ed a tutti i parlamenti. Declamare il cahier de doleances per tutte le riforme non realizzate o l'accusare di tradimento l'intero parlamento perché non è d'accordo su una specifica (per quanto sacrosanta) riforma, rischia di far ossificare l'Avvocatura in un ruolo di opposizione permanente: un suicidio per la politica forense. Il piano delle rivendicazioni forensi deve articolarsi su livelli di interventi diversi e progressivamente attuabili. Ciò significa che l'Avvocatura, se non vuole lasciarsi sfuggire la possibilità di mettere a segno nell'immediato almeno le istanze accoglibili, deve, per un verso, saperle individuare e, per l'altro, presentarle alla classe politica quali proposte comuni del ceto forense: comuni tanto nei contenuti quanto nei tempi e nelle modalità attuative.
4) E' maturato così (sulla scorta di queste riflessioni) il tema di questo Congresso, emblematicamente dedicato all'UNITA' per l'Avvocatura ed oggetto della III Sessione congressuale. La necessità di una rappresentanza politica unitaria è stata sempre sostenuta dall'AIGA sia prima che dopo l'uscita dall'OUA, ma la discussione sul modello sostenibile ed il più possibile condiviso va, alla luce dell'esperienza maturata nell'ultimo decennio, reimpostata nel metodo e modulata nei contenuti. Nel metodo deve essere preceduta da un patto su 3 condizioni imprescindibili: 1. In primo luogo, è indispensabile avvertire la consapevolezza che l'attuale pluralismo salvaguarda la rappresentatività politica guadagnata sul campo da ciascuna componente forense, ma frantuma il peso politico di cui la categoria ha, particolarmente in questa congiuntura, straordinariamente bisogno. 2. In secondo luogo è indispensabile che le componenti interessate a questa discussione rimuovano pregiudiziali ed evitino reciproche delegittimazioni: l'OUA non può arrogarsi il diritto di parlare per l'intera avvocatura perché, così facendo disconosce, di fatto, quegli Ordini e quelle associazioni (AIGA e UCPI) che in esso non militano; questi, però, hanno il dovere di interloquire con l'OUA evitando che la contestazione sulla funzione unitaria si risolva in una negazione della funzione politica comunque espletata da una componente forense. 3. In secondo luogo, la discussione sul modello di rappresentanza deve prescindere dalla rappresentatività dell'OUA chè altrimenti degenera sempre in un plebiscito sull'efficacia dell'odierno Organismo, sulla capacità della sua classe dirigente, sulle sue conseguenti sorti. Nei contenuti deve essere modulata su un triplice livello a tappe progressive: 1. Un primo livello attiene alla istituzione di un tavolo di coordinamento tra le componenti politiche maggiormente rappresentative che possa consentire l'elaborazione, su obiettivi delineati, di proposte comuni tanto nei contenuti quanto nelle modalità attuative. Un tale livello di unità dell'Avvocatura sarebbe di immediata attuazione, tenuto conto che dovrebbe recepire una prassi virtuosa che, in molte occasioni, è stata già instaurata di fatto (per es. in occasione dell''adunanza plenaria di Arezzo, dell'Osservatorio sulla magistratura onoraria, della commissione presso Miur, di alcune audizioni in parlamento). 2. Un secondo e progressivo livello riguarda la possibilità di istituire una sede di dialogo periodico tra tutte le componenti forensi onde condurre, unitariamente, tanto l'analisi della situazione della giustizia quanto l'individuazione degli obiettivi prioritari e, dunque, gli indirizzi politici generali da perseguire. Un tale livello di unitarietà non può che trovare realizzazione in un Congresso Forense che torni ad espletare la sua principale funzione, ovvero di riunire gli Stati Generali dell'Avvocatura Italiana. 3. Il terzo livello di intervento è chiaro che atterrà, gradatamente, alla discussione inerente il modello di rappresentanza unitaria che, seguendo le premesse metodologiche prima illustrate, potrà ripartire - sul piano del dover essere - con la necessaria serenità e senza l'assillo di una sua pronta applicazione pratica. Basterà, allora, inaugurare, un laboratorio politico per l'unitarietà che possa affrontare il dibattito sul modello ideale senza l'assillo di una scadenza, distante e distaccato da immediate ricadute sui soggetti politici interessati. In un momento in cui l'Avvocatura sembrava averlo accantonato, l'AIGA restituisce centralità al problema della rappresentanza unitaria del ceto forense e propone una via d'uscita concreta e praticabile, nella convinzione che le battaglie vinte da una componente associativa nulla valgono se si perde quotidianamente la guerra dell'Avvocatura. L'aver messo insieme in questo congresso le voci più autorevoli e rappresentative del mondo forense è già un primo importante risultato: gli altri, a questo punto, dipendono dalla validità delle nostre proposte e dalla buona volontà dei nostri interlocutori. 2. LE PROSPETTIVE Le preoccupazioni mosse nello scorso congresso straordinario rimangono tutte di stridente attualità: sono tutt'ora convinto del fatto che la nostra azione politica, al di là di un consolidamento, debba trovare nuovi sbocchi per non rimanere incastrata nella strozzatura in cui si è arrestata la spinta propulsiva del ceto forense. Lo spirito propositivo, lo sforzo di prospettare cambiamenti praticabili e la capacità di relazionarsi con la classe politica hanno fatto certamente guadagnare terreno alle nostre idee: ma è il campo nel quale operiamo che va radicalmente rinnovato. Agiamo in un contesto forense che si ostina a riciclare vecchi schemi politici e procede per mere ristrutturazioni concettuali; siamo parte di un ceto completamente ripiegato su se stesso, povero di idee forti, incapace di uno slancio veramente innovativo; interpretiamo gli interessi di una fascia generazionale compressa da una progettualità ancora troppo chiusa, poco consapevole dei suoi veri nemici. Occorre un salto di qualità: forte, traumatico, coraggioso, senza il quale rischiamo di scivolare in un circolo vuoto e puramente autoreferenziale. Vittime della nostra stessa crescita. E' la sorte che capita a quelle forze politiche che non somatizzano per tempo la propria incrementata funzione e, nella errata convinzione che il governo dei cambiamenti spetti sempre ad altre mani, annichiliscono. I Giovani Avvocati non devono aver paura a candidarsi alla cabina di regia del mondo forense per contribuire, con il proprio slancio vitale - nell'accezione che ne dava Bergson, ovvero di determinazione ad agire contro ogni forma di riduzionismo - a ridisegnare i tratti distintivi ed il peso politico di una categoria professionale ormai svilita. E' per vincere questa paura che abbiamo dedicato la 2^ Conferenza nazionale sulla TUTELA DEI GIOVANI AVVOCATI al "conflitto di potere tra le generazioni". E' per recuperare il sostegno della società civile ad una funzione anche sociale del difensore che abbiamo creato una nuova Conferenza tematica dedicata alla "DIFESA DEI NON DIFESI". E' per ribadire la collocazione umanistica e non imprenditoriale della professione forense che abbiamo deciso di dedicare il nostro prossimo congresso ordinario agli avvocatintellettuali.
L'anno trascorso è stato ricco di successi e di soddisfazioni: la nostra presenza nelle Commissioni presso il Miur - per la riforma delle SSPL - e presso il Mingiustizia - per la riforma del c.p.p. -, l'accoglimento delle richieste in materia di riforma dell'O.G., la leadership sui temi previdenziali sono la cartina di tornasole della bontà del lavoro svolto. L'anno che si presenta innanzi a noi è estremamente delicato per i cambiamenti che l'Avvocatura deve affrontare e le sfide che, uniti, abbiano l'obbligo di vincere. Sono certo che sapremo essere protagonisti intelligenti ed appassionati della stagione che si apre, per noi, all'insegna di una precisa volontà che uscirà forte e chiara da questo congresso: UNITA' PER L'AVVOCATURA.
Roma, 4 novembre 2004
Mario Papa
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