FONDAZIONE A.I.G.A.

Mario Papa - Presidente A.I.G.A. e Presidente Fondazione A.I.G.A.

Estratto dagli “Appunti dalla Relazione Introduttiva del Presidente Aiga”
tenuta in occasione del Congresso Straordinario AIGA
Spazio giuridico Europeo
Dai principi costituzionali europei all'armonizzazione degli ordinamenti nazionali
Venezia 14-16.XI.2003 - IV Sessione (
*)

Quanto alla Fondazione.
Le finalità scientifico-culturali della Fondazione richiedono che essa trovi risorse tanto economiche quanto umane capaci di rilanciarne l’attività su livelli congeniali alle ambiziose pretese. Ciò significa che il bacino, da cui la Fondazione attinge, non può limitarsi agli iscritti AIGA - spesso già assorbiti dagli impegni gravosi imposti da una frenetica attività politica – ma deve allargarsi a quanti nell’AIGA hanno militato e sono disponibili ad offrire un contributo di qualità verso un soggetto ‘legato’ all’Associazione.
In conclusione: sia la Conferenza degli Eletti che la Fondazione, per meglio funzionare, inducono a coinvolgere ed investire su quanti hanno lasciato l’AIGA per raggiunti limiti di età.
Al di là di ciò, un tale coinvolgimento è dettato anche da ragioni di strategia politica generale di cui l’AIGA deve prendere coscienza per intervenire tempestivamente onde attuare, se necessario, la seconda fase della svolta politica decisa 3 anni fa.
Se con il nuovo Statuto abbiamo dato corpo ad una funzione che, in concreto, già stavamo svolgendo, ora dobbiamo, sulla scorta di quel volano, anticipare il futuro.
In questi 3 anni abbiamo conquistato, forse più velocemente di quanto noi stessi potessimo immaginare, una soggettività politica ampia e riconosciuta, ma questa ascesa non è infinita ed oggi rischia di esaurirsi, quantomeno per due ragioni.
La prima.
Nello scenario della politica italiana (così profondamente mutato nell’ultimo decennio) e per il ruolo che al settore giustizia ed ai suoi attori sono concessi, ad un’Associazione come la nostra, non rimane avanti molta altra strada da percorrere: il tentativo di distendere ulteriormente la nostra forza di penetrazione rischia, paradossalmente, di ritorcersi contro noi
stessi.
Questo significa che, se non possiamo allungarci, dobbiamo allora allargarci: dobbiamo, cioè, conquistare nuovi spazi nel mondo forense, fungendo, con le ns idee e la ns riconosciuta laicità, da polo aggregante ed unitario dell’Avvocatura (come abbiamo fatto per l’Osservatorio sulla Magistratura Onoraria).
Il manifesto di questo Polo, la sua forza centripeta, è costituito dalla tavola dei valori che unisce tutte le generazioni passate nell’AIGA nel corso dei suoi 37 anni e ne traccia l’identità, lo stile AIGA.
La questione del limite di mandato, inserita nel ns Statuto e da noi pretesa anche dagli altri Organismi ed Istituzioni Forensi (qualche risultato comincia ad emergere se il CNF ha previsto tale limite per i consiglieri degli Ordini nel progetto di riforma dell’Ordinamento Professionale) non è frutto di una estemporaneità, ma ha caratterizzato l’AIGA sin dalla sua nascita. Lo stesso dicasi per il cumulo e la rotazione degli incarichi: un presidente AIGA resta in carica un solo mandato e poi va via. In altri Organismi v’è una mummificazione dei ‘soliti noti’ che vivono di occupazione di poltrone: la serietà e lo spirito di servizio sotteso al costume cui si attengono i Giovani Avvocati è una lezione di serietà (ha detto Buccico) che molti rappresentanti forensi dovrebbero prendere in debita considerazione.
Peraltro, se, per un verso, occorre recuperare il patrimonio storico dell’Associazione (per consolidare ed ‘estendere’ i valori dell’AIGA), per latro verso, occorre evitare che il patrimonio attuale possa, al superamento del limite di età, andare, a sua volta, disperso.
Un’Associazione che non si occupa più di organizzare eventi di carattere scientifico-culturale, ma svolge un ruolo politico rilevante, si trasforma in una fucina formidabile per i suoi dirigenti che guadagnano esperienza, visibilità e peso specifico: essi non possono essere dispersi (o addirittura ‘consegnati’ ad organizzazioni ‘concorrenti’) senza compromettere, od almeno frustrare, ontologicamente le finalità politiche dell’Associazione.
Anche per questa ragione occorre, perciò trovare il modo per impedire il totale distacco dall’AIGA di quanti in essa hanno creduto, dando, ma anche ricevendo molto.
C’è una seconda ragione che mi induce pensare che occorra una nuova svolta.
In questi anni abbiamo - sia consentito il paragone calcistico - giocato da punta avanzata, riuscendo, con abilità, ad andare diverse volte a rete, anche perché la squadra dell’Avvocatura era troppo contratta ed ingolfata a centrocampo. Ma, nei prossimi mesi, ho l’impressione che il gioco, se non vogliamo girare a vuoto, dovremo costruircelo da noi.
Questo significa che dobbiamo reagire al panorama desertificato in cui versa l’Avvocatura (come lo definisce Buccico) sviluppando, accanto alla capacità applicativa delle strategie politiche, una maggiore capacità di elaborazione di grandi idee e nuovi progetti politici. In questi anni si è andati avanti con mere ristrutturazioni concettuali attraverso le quali si è cercato di riciclare al meglio vecchie impostazioni, divenute ormai poco più che luoghi comuni. Da questo incrostamento intellettuale, da cui nascono idee già vecchie o solo revisionate, ci si libera con un’opera di destrutturazione di tutte le problematiche per reimpostarle in chiave veramente moderna ed innovativa.
Funzionale ad un tale scopo è, dunque, un laboratorio di idee laico, di alto profilo, ispirato ai valori per i quali l’AIGA si è finora distinta.
La proposta.
Sul piano pratico possiamo far convergere tutte le esigenze sin qui esaminate.
L’esigenza di aprire Conferenza degli Eletti e Fondazione a tutti quelli che sono passati nell’AIGA e possono dare un contributo decisivo per far decollare l’Organo degli eletti ed il braccio culturale dell’AIGA.
L’esigenza di recuperare, attorno al patrimonio di valori che ha distinto e fatto apprezzare l’AIGA, gli esponenti dell’Avvocatura che ancora avvertono, proprio grazie a quei principi comuni, l’appartenenza alla Casa ed alla Causa dei Giovani Avvocati.
L’esigenza di impedire la dispersione di risorse, formatesi nella fucina politica dell’Associazione.
L’esigenza di sviluppare, accanto ad una strategia di immediata incisività politica, un’attività di intensa elaborazione concettuale con cui spazzare ogni incrostazione intellettuale e superare lo stato di crisi, latente ma dannatamente cronico, in cui versa il prodotto politico del ceto forense italiano: povero di ideee forti ed adeguate alle responsabilità che oggi incombono al difensore dei diritti.
A tutte queste esigenze si potrebbe rispondere operando una rimodulazione strutturale della Fondazione che potrebbe trasformarsi, ancor più di quanto sin ad ora non si sia fatto, in un laboratorio non solo culturale e scientifico ma anche politico.
La Fondazione potrebbe, infatti, articolarsi in distinti dipartimenti, ciascuno dei quali avrebbe il compito di studiare ed elaborare proposte, anche con l’ausilio di consulenti esterni, in merito a grandi tematiche.
La natura teorica della Fondazione eviterebbe, ovviamente, una confusione di ruoli con i poteri di rappresentanza dell’AIGA ma inserirebbe, nel panorama forense, una voce autorevole che, per prima cosa, potrebbe affrontare il tema dell’Unitarietà dell’Avvocatura, sul quale c’è ancora chi si esercita a proporre tavoli e commissioni senza capire che il problema va ormai affrontato alla radice.
I Giovani Avvocati devono giocare di anticipo rispetto agli eventi e, soprattutto devono saper osare, lasciandosi guidare dalla propria intelligenza e dalle proprie idee.
Indipendenza, onestà intellettuale e laicità di pensiero non ci mancano.
Tanto meno ci manca il coraggio per affrontare nuove ed avvincenti fatiche.
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*) Il testo completo della relazione è consultabile nel sito dell’A.I.G.A.