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TOMMASO BUCCIARELLI E LA FONDAZIONE DELL’A.I.G.A. a cura di Francesco Miraglia – Segretario della Fondazione AIGA
Quando nel 2000 prese corpo nell'Aiga l'idea di costituire una Fondazione cui affidare la programmazione e lo sviluppo delle attività culturali che da sempre rappresentavano la peculiarità distintiva dell'Associazione rispetto alle altre del mondo forense, non vi furono dubbi nello scegliere di intitolarla a Tommaso Bucciarelli, e ciò non solo perché era stato contemporaneamente promotore, fondatore nonché, dal 7 giugno del 1966, primo Presidente dell'Aiga. Le ragioni vere della scelta sono nell'eredità morale ed etica, oltre che culturale e professionale, che il pensiero e l'azione di Tommaso Bucciarelli lasciarono da subito nel patrimonio genetico dell'Associazione Italiana dei Giovani Avvocati, influenzandola e forgiandola indelebilmente.
Per tutti coloro che per età - anagrafica e/o d'iscrizione all'Aiga - non hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di ascoltarlo direttamente, soccorre il suo ritratto tracciato, mirabilmente, da Virgilio Gaito - suo primo successore come presidente - e pubblicato nel n.1-2 del 1983 di "Giovani Avvocati", il periodico del Consiglio Direttivo Nazionale dell'Aiga edito fino al 1995, del quale ci pare di fare cosa utile riproporre qui alcuni brani tra i più significativi: "…Era uno di quegli uomini proiettati in una dimensione temporale illimitata, animato da un'insaziabile curiosità che si appuntava specialmente verso i continui e strabilianti progressi della tecnica. Figlio di avvocato ed avvocato egli stesso, Tommaso Bucciarelli aveva avvertito subito l'impulso verso un nuovo, non tradizionale modo di concepire la nostra antichissima professione. Si era reso conto dell'angusto orizzonte che si apriva ad un giovane avvocato nella realtà italiana ancora influenzata da un deteriore provincialismo. Eletto appena quarantenne Consigliere all'Ordine di Roma, prese migliore coscienza della condizione del mondo forense, attestato su posizioni conservative, appena sfiorato dai mutamenti economico-sociali che andavano trasformando profondamente il nostro Paese. Intuì dunque che la strada per un sano rinnovamento doveva passare attraverso un contatto costante con l'ambiente internazionale dove, quasi dappertutto, la figura dell'Avvocato godeva di un prestigio, di un rispetto da noi viceversa riservato solo a pochissimi elementi di spicco, non di rado pe-raltro circondati da una certa aura di istrionismo. Si recò spessissimo in parecchie Nazioni per intessere rapporti sempre più stretti con organismi da tempo operanti e notò quanta maggiore attenzione ai problemi dei giovani si prestasse all'estero dove la selezione avviene in base ad una reale qualificazione, materiata da una pratica effettiva, rigorosa-mente controllata e viva-cizzata dalla partecipazio-ne a concorsi stimolanti, ben diversi dal nostro esa-me di idoneità alla pro-fessione di procuratore le-gale. Aderì pertanto all'Association Internationale des Jeunes Avocats e si adoperò instancabilmente affinchè anche .in Italia si costituisse un'Associazione di Giovani Avvocati dedicata ai problemi di questi ultimi In una società moderna. Il suo entusiasmo, la sua forza persuasiva, le sue non comuni capacità organizzative gli valsero il consenso di un gruppo di giovani avvocati romani. E chi scrive ricorda ancora con commozione le numerose riunioni che ci appassionavano intorno a infiniti problemi che ci proponevamo di portare all'attenzione della pubblica opinione incuranti degli scarsissimi mezzi economici a nostra disposizione e dell'indifferenza di tanti colleghi anche non anziani. Tommaso credeva fermamente nella nuova dimensione della Avvocatura ed, eletto Presidente della A.I.G.A. dalla prima assemblea tenutasi nel 1966 dopo la costituzione dell'Associazione, si lanciò con tutto il peso della sua prorompente personalità a diffonderne gli ideali, a raccogliere adesioni, a porre l'Associazione alla ribalta anche al di fuori dell'ambiente forense. In brevissimo tempo la Associazione divenne una realtà con la quale fare i conti, le sue iniziative, i suoi congressi affollati e qualificati trovavano eco nella stampa, in Parlamento e nell'opinione pubblica; in sede internazionale parecchi di noi intervennero alle assemblee ed ai congressi dell'A.I.J.A. e dell'U.I.A. anche come relatori ascoltati e portatori di soluzioni nuove ed avanzate…. Pur dotato di una volontà ferrea, di una visione precisa di ciò che bisognava fare, Tommaso non disdegnava ed anzi ricercava il conforto dell'opinione altrui. Operammo quindi in unità di intenti insieme agli amici preziosi ed entusiasti del Consiglio Direttivo e ben presto si stabilì tra noi un vincolo che andava ben al di là di quello originato dalla dimestichezza del lavoro comune, dai comuni ideali, così che si sentiva il bisogno di ricercarsi, di rivedersi anche al di fuori degli impegni associativi… E' difficile dimenticare il fervore di quegli anni, la gioia e la soddisfazione per ciò che, quasi miracolosamente, si riusciva a realizzare: il protocollo per scambio dei praticanti procuratori di Roma con gli stagiaires di Parigi che offri all'Ordine di Roma, primo tra tutti, la possibilità di dare pratica attuazione allo spirito comunitario del Trattato istitutivo della CEE; la creazione della rivista "Giovani Avvocati"… Ma nella mente e nel cuore di tutti coloro che ebbero la ventura di assistervi rimarrà per sempre il ricordo della cerimonia conclusiva della prima Conferenza dei Giovani Avvocati che riuscimmo a creare a Roma sull'esempio delle Confèrences du Stage d'oltralpe. Non facile fu per Tommaso convincere i suoi Colleghi del Consiglio dell'Ordine di Roma ad appoggiare ed a patrocinare l'iniziativa che costituiva un'autentica novità nel mondo forense ed un modo dignitoso e qualificante per mettere in luce i giovani laureati più promettenti. Quel giorno il Palazzo di Giustizia, freddo e sordo, si vestì a festa in un tripudio di colori, di bandiere, di fanfare per rendere omaggio ai primi rappresentanti di una lunga schiera di giovani alfieri di una rinnovata e moderna avvocatura. E quando, terminata la superba orazione su Mario Pagano, il Presidente della Repubblica Saragat, si slanciò, infrangendo ogni regola protocollare, a congratularsi col Primo Segretario, Corrado De Martini, che l'aveva pronunciata davanti a un uditorio numeroso ed attento, rimanemmo tutti con un groppo alla gola… Mai come allora constatammo che la Conferenza, come stupendamente la definì il prestigioso Batonnier di Parigi, Claude Lussan, è un " état d'ésprit" e che da quel momento veniva a crearsi tra tutti i protagonisti e i compartecipi un legame spirituale indissolubile… E tale sua convinzione Tommaso portava dovunque, specie in seno agli organismi internazionali di cui faceva parte attiva e propulsiva cosi da acquistare all'Italia una posizione prestigiosa e rispettata. Persuaso che il mondo del diritto non potesse essere disgiunto da quello della tecnica, egli ottenne che l'Union Internationale des Avocats desse vita ad una Commissione permanente di studio sul diritto e la tecnica e, come Presidente di essa pilotò ricerche approfondite, dal taglio a volte avveniristico, in ogni campo in cui occorresse vigilare a difesa della personalità dell'individuo e delle collettività in una continua riaffermazione dei diritti dell'uomo… II messaggio di cui si rese alfiere in vita: sele-zione attraverso la quali-ficazione, ci viene lasciato da Tommaso in tutta la sua validità… E' un messaggio che però trova tutti noi pronti a raccoglierlo e a diffonderlo ulteriormente, così come facemmo insieme a lui, al quale dobbiamo un tributo di riconoscenza per aver suscitato, attraverso un ideale di miglioramento individuale e collettivo, un vero e profondo sentimento di amicizia e di collaborazione che ha reso così feconda una stagione della nostra vita e costituisce patrimonio inalienabile da trasmettere, non offuscato dalle nostre miserie, a chi avrà di mira un'umanità più giusta, più buona, più libera. Grazie Tommaso!"
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