FONDAZIONE A.I.G.A.


Dipartimento “Cultura e formazione politico-forense”
Coordinatore Giovanni Savigni


MEMORIE DELL’ “ADRIANO”

Progetto di studio
 

Nel periodo tra l’aprile e il giugno 1995, un vento di contestazione scosse l’Avvocatura italiana. L’improvvisa entrata in vigore della riforma del processo civile e dell’istituzione del Giudice di Pace, senza alcuna consultazione con la classe forense, determinarono una vasta agitazione degli avvocati, che si astennero dalle udienze per oltre due mesi e si confrontarono al loro interno in quattro infuocate assemblee generali tenute al cinema Adriano di Roma. Al di là dei non esaltanti esiti contingenti della protesta, questo momento di forte contestazione, ad oggi non adeguatamente approfondito, segnò una tappa importante nell’evoluzione della classe forense italiana.

Teatro Adriano

Per la prima volta l’Avvocatura cominciò a percepire che la crisi del sistema giustizia non riguardava direttamente solo gli addetti ai lavori, ma costituiva una vera e propria emergenza per l’intera comunità, cui la classe forense era tenuta a dare una risposta forte e non meramente corporativa, compiendo così il primo e fondamentale passo concettuale per l’acquisizione di una  soggettività politico-sociale, già intuita pochi mesi prima col difficile processo di creazione dell’Oua, chiamato nella occasione ad un autentico battesimo del fuoco.

Per tre volte la base dell’Avvocatura seppe resistere alla tentazione di rientrare nei ranghi; e anche quando, di fronte ad una presa di considerazione più formale che sostanziale da parte del governo Dini, i vertici della categoria riuscirono a far rientrare l’agitazione, la classe forense seppe lanciare chiari messaggi di insoddisfazione per la fallimentare gestione della giustizia in Italia, evidenziando l’inutilità di riforme introdotte “a costo zero” e senza consultazione con la classe forense. Quasi un paradigma della presa di coscienza dell’Avvocatura e delle divisioni ed incomprensioni interne (a cominciare dalla frattura tra Oua e Camere Penali) che cominciarono a manifestarsi allora e che nel corso del tempo avrebbero limitato la crescita dell’Avvocatura come soggetto politico.

A distanza di dieci anni da quelle esaltanti e turbolente giornate, può non essere incongruo  ricordare l’enorme platea vociante del cinema Adriano –nelle more divenuto, quasi simbolicamente, un’attrezzata multisala- per misurare il percorso compiuto in questo periodo dalla classe forense, anche nel rapporto con l’opinione pubblica, nonchè per raccontare ai colleghi più giovani come tutto è cominciato e in quale contesto si è evoluta la soggettività politica dell’Avvocatura; specie allorchè, nell’assordante silenzio di una classe forense sempre più incerta, vengono riesumati molti di quegli interventi sul rito civile che allora vennero duramente contestati.

Per realizzare questi obiettivi, punto di partenza per la realizzazione di una storia dell’Avvocatura come soggetto politico nel periodo a cavallo tra i due secoli, il dipartimento della Fondazione AIGA “Tommaso Bucciarelli” dedicato alla cultura e formazione politico-forense ha progettato la realizzazione di un opuscolo intitolato “Memorie dell’Adriano” che intende ripercorrere le vicende della presa di coscienza insita nelle quattro assemblee romane del 1995, ricorrendo anzitutto ai ricordi e agli interventi dei soggetti che allora ne furono protagonisti, o perché collocati ai vertici dell’Avvocatura o perché animatori della protesta, nonché di coloro che oggi ricoprono posizioni importanti nei nostri organismi istituzionali politici ed associativi, e che magari trassero proprio da quel contesto spunto e motivazioni per interessarsi attivamente alla politica forense.

Un ampio spazio sarà riservato ai documenti approvati in quelle occasioni e soprattutto alla rassegna stampa dell’epoca, per ricostruire l’atteggiamento dei mass media, delle forze politiche e degli altri operatori del diritto, e le loro reazioni di fronte ad una protesta nuova e allora quasi inconcepibile, ma anche per verificare com’è cambiata, nel corso del tempo, la percezione pubblica della classe forense e della sua soggettività politica; né sarebbe incongruo uno spazio dedicato ad una rassegna iconografica o alle pubblicazioni interne all’avvocatura per percepire come fu vissuto un momento di grande e forse irripetibile coinvolgimento nelle scelte strategiche del ceto forense.

Il procedimento di rievocazione storica troverebbe poi il suo culmine nella presentazione pubblica dell’opera, da svolgersi possibilmente proprio al cinema Adriano, nonché in ulteriori manifestazioni itineranti, specie nelle città che a vario titolo si distinsero in quella fase di protesta, per ricostituire in maniera diffusa la memoria storica di un momento forse sottovalutato ma sicuramente essenziale per la presa di coscienza politico-sociale della classe forense.